Circa sette anni fa abitavo in un’altra casa  in un  quartiere di Roma.  Ad un certo punto mi ritrovai, come vicini di casa, dei ragazzi che studiavano medicina nella vicina università. Andai a conoscerli e subito nacque un rapporto di buon vicinato, tanto che ogni volta che questi goliardici ragazzi organizzavano una festa mi invitavano.

E se la festa si prolungava fino a tarda notte, si raccomandavano di avvertire nel caso avessero disturbato.

Mi resi conto ben presto che ero l’unico vicino che tollerava le loro feste che peraltro non erano poi così frequenti. Da subito ho pensato al grande impegno che mettevano nello studio e a quanto sarebbe stato difficile il loro lavoro in futuro e quindi  mi sembrava normale che prima di affrontare la professione del medico dovessero  avere un periodo spensierato.

Ora da quasi due anni si sono laureati, hanno superato l’esame di abilitazione e ognuno di loro  ha intrapreso  una determinata specializzazione.

Con due di loro che sono nella foto, sono rimasto in contatto, sono a Milano a specializzarsi. Mi capita spesso in questo periodo di pensare a loro, ormai diventati uomini, che affrontano una realtà senza precedenti.

Più e più volte, come faccio per mia abitudine anche in altre circostanze, mi sono chiesto cosa posso imparare e quali concetti e valori porterò con me una volta finita l’emergenza per uscirne più saggio di prima.

All’inizio non capivo perché mi ritornava sempre in mente questa storia dei vicini di casa. Poi piano piano ho capito quello di cui farò tesoro.

La vicinanza

Molto si è parlato in merito all’eroismo della classe medica e paramedica e io che sono da sempre riconoscente ai  medici che ho incontrato nella mia vita, in questo periodo di pandemia provo nei loro confronti una forte emozione, perché comprendo l’opera straordinaria che stanno realizzando.

Sono come partigiani,  eroi che, a volte male e poco armati, combattono per liberare la nostra Italia da un nemico mai affrontato prima, perché  invisibile e tutti insieme con i medici di tutto il mondo hanno costruito un  fronte comune.

Quello che esprimono ,oltre al coraggio,é  la vicinanza.

Loro ci restano vicino e non importa quale sarà il prezzo, e non importa se a volte mancano i presidi, e non importa se il giuramento che hanno fatto è stato ampiamente superato.

Come ripagare questo dono?

Ancora più di prima sarò vicino alle persone che amo ma soprattutto cercherò di fare la mia parte per  rendere questa nostra Italia un posto migliore e l’arte mi aiuterà. L’arte non ha confini ed è libera, può avvicinare qualsiasi persona, ci fa crescere, ci fa riflettere e apre i nostri orizzonti. Metterò nuove energie affinchè luoghi di aggregazione dove l’arte viene rappresentata possano uscire da questo periodo più forti e più importanti di prima. Andrò appena possibile nei teatri, nei cinema, nei musei e nelle biblioteche andrò, perché è lì che rinascerà la nostra Italia più bella.

E appena potrò andrò a trovare i miei ex vicini di casa che sono a Milano e insieme andremo a vedere uno spettacolo, oppure andremo ad ascoltare della musica, perché così potrò essergli Vicino. Insieme faremo qualcosa di giusto, di bello:  ricominciare!

Alessandro Benvenuti